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Prima degli Uffizi (di Emiliano Scampoli)

L'area ove sorsero gli Uffizi era occupata da un rione caratteristico della Firenze medievale, con vie strette, piccole piazzette, chiassi, case a più piani densamente abitate da povera gente. Sulle strade si aprivano numerose attività artigianali, con le sedi di alcune arti minori (fornai, vasai, vinattieri). Inoltre, animavano il rione diverse prostitute ed una nota osteria, detta “della Baldracca”.

Presso l'osteria vi era l'antica e grande basilica di San Pier Scheraggio, di origine romanica, che in epoca comunale era stata una delle chiese più importanti della città.
Dopo la costruzione del Palazzo dei Priori (1299-1315), la basilica era stata privata della sua navata sinistra (1410) per allargare la via che la separava dal Palazzo.
Dietro la trecentesca Loggia dei Signori vi era l'edificio della Zecca, mentre, più a sud, alcune torri si distinguevano tra le case a più piani.
Proprio sul fiume vi era il palazzo dei Castellani (attuale Museo della Scienza), sul luogo ove sorgeva il castello d'Altafronte.

Nel 1540 Cosimo de'Medici aveva trasferito la sua residenza ufficiale dal Palazzo Medici in via Larga (attuale via Martelli) al Palazzo Vecchio.
Nel 1546 il Duca aveva deciso di far realizzare una nuova via che dalla facciata del Palazzo della Signoria conducesse agevolmente al fiume. Questa “strada nuova” venne realizzata comprando ed abbattendo numerose case del rione intorno all'osteria della Baldracca, modificando radicalmente la topografia della zona.

Nel 1560 iniziarono i lavori per la realizzazione della nuova fabbrica de'Magistrati (gli Uffizi). La volontà del Duca Cosimo era quella di realizzare un grande edificio per dare una sede adeguata a tutti i Magistrati delle Arti che risiedevano in case sparse in varie parti del centro della città; riunendoli vicino alla sua residenza di Palazzo Vecchio, il Duca, avrebbe potuto esercitare un maggior controllo sulle loro attività.
Il Duca affidò il progetto della nuova fabbrica al Vasari, che nel 1559 iniziò a costruire un modello in legno dell'edificio, mentre iniziavano le prime stime degli edifici da comprare ed abbattere.


Lettera di Vasari al Duca Cosimo de’ Medici in Livorno.
3 Marzo 1560
«(…)V.E.I. potra vedere, che la parte che è sotto la zecha, per esservi le case migliori, v’è la stima maggiore; (…). L'atra parte, po che sotto San Pier Scheraggio non v’è casa che valga molto, poiché son tutte di cattiva materia et vechie, et mi stupisco che vi si abiti, pur la comodita del palazzo le fa esser buone. Ora s’è fatto fin qui, et Vostra Eccellentia potria risolvere tanto quanto li piace; ma io non o visto i magior porcili, òe più scomode abitazioni et luoghi da non esser abitati, se fussino altrove. (…) Intanti io vo seguitando il modello et o trovato, poi che il piano della zecha abia fino al fiume braccia quattro e mezzo, che sotto le loggie ci vengono stalle bellissime, che avranno l’entrata lungho il fiume; et anche si potria entrare per le case di dreto; (…)».


Come risulta dalle stime, la parte che manteneva le case di maggior valore era quella a sud della Zecca, mentre le case situate tra la chiesa di San Pier Scheraggio ed il palazzo dei Castellani sono definite dal Vasari edifici “di cattiva materia et vecchie”, addirittura “porcili”, abitate solo per la loro vicinanza al palazzo della Signoria.
Le case da abbattere, come rilevato dalle stime successive, erano poco più di una cinquantina mentre i proprietari forse superavano i trecento, a conferma del gran numero di persone che popolavano il rione.

I lavori veri e propri iniziarono nell'estate del 1560, sotto la guida di Giorgio Vasari, e continuarono con varie vicende sino al 1585.
Il grande cantiere della fabbrica interessò gran parte della città: molti carri trasportavano i materiali non riutilizzabili provenienti dalle demolizioni fuori dalle mura, mentre dalle cave fiesolane arrivavano le pietre nuove per la costruzione degli alzati. Presso il cantiere vi era una grande tettoia dove gli scalpellini sbozzavano le pietre riparati dalla pioggia.
Il nuovo edificio venne costruito lungo quella strada nuova realizzata nel 1545, adeguando però il piano stradale alla quota di piazza della Signoria: ciò comportò la realizzazione di una grande “terrazza” presso il fiume su cui venne impostata la testata tra le due ali degli Uffizi. Per questo il Vasari descriveva l'edificio come un palazzo “in aria sul fiume”.
Non è questa la sede per descrivere le complesse vicende del cantiere: basti dire che le esigenze del Duca, e dei Magistrati che pagarono l'edificio, erano quelle di avere una fabbrica razionale, la cui realizzazione fosse più rapida e meno dispendiosa possibile.
Per questo il Vasari pensò il fabbricato come una ripetizione di uno stesso semplice modulo (che inizialmente non comprendeva il secondo piano), rendendo la gestione del cantiere molto più semplice.
Vennero inoltre riutilizzati tutti materiali utili provenienti dalle demolizioni, mentre i muri degli edifici più importanti (la Zecca e S.Pier Scheraggio) vennero semplicemente inglobati nella nuova costruzione. Una decina di anni dopo l'inizio dei lavori l'edificio era già a buon punto.